Nìguri

Qualche sera fa ho assistito alla presentazione di Nìguri: il nuovo film di Antonio Martino.
Il film parla del CPA di Sant’Anna (KR) e della assurda situazione che si è creata.
Sant’Anna è un paesino di 500 anime in provicia di Crotone e vicinissimo ad Isola Capo Rizzuto, isolato e privo delle infrastrutture primarie.

Questo luogo si è trovato ad ospitare il CPA più grande d’Europa.
Il CPA di Sant’Anna,infatti, riesce ad accogliere fino a circa 1500 profughi provenienti prevalentemente dall’Africa.
Con la riforma dei CPT/CPA si è arrivati a deliberare che gli ospiti dei centri di prima accoglienza siano liberi di uscire dalle 8 alle 20.
Imaginatevi un paese di 500 anime che all’improvviso si vede arrivare un ondata di 1500 Nìguri (neri ndr) che si aggirano, ciondolando per il paese.
Essì perchè la legge Itliana prevede che i profughi che arrivano in un CPA vi restino senza documenti in attesa della scelta della commissione che deciderà la sorte di ciasuno.
Per legge la permanenza in un CPA non dovrebbe superare i 120 GG eppure queste tempistiche non sono mai rispettate,visto che la permanenza dei migranti si aggira circa intorno ai 180/250 giorni.

Queste persone arrivano in Italia spesso scappando dalla guerra o da persecuzioni religiose, sono persone che vengono nel nostro paese giocandosi l’utlima carta: la fuga.

Il film di Martino si svolge con una interessante contrapposizione tra il puntro di vista degli abitanti di Sant’Anna e quello dei profughi.

La narrazione si snoda fra riprese forti e originali,in perfetto “stile Martino” che surfano su suggestive musiche originali.

Il racconto narra come le due facce della stessa medaglie che si rincorrono, si scrutano ma che non si avvicinano.

Gli abitanti di Sant’Anna sono spaventati, si sentono invasi e reagiscono chiudendosi.

I profughi non capiscono perchè la popolazione è ostile, perchè non riescono a comunicare con i le persone locali.

Queste persone non capiscono perchè sono tenute lì a Sant’Anna in mezzo la nulla, senza documenti, senza poter lavorare, senza poter andare via, senza poter toranre indietro.

Alcuni implorano l’Italia di lasciarli liberi di andafre altrove “Io non voglio stare in Italia, datemi i documenti, voglio andare via da qui”

“Le giornate non passano mai, beviamo per passare il tempo, non abbiamo soldi, non abbiamo vestiti…”

Gli abitanti di Sant’Anna hanno paura di uscire di casa.

Gli immigrati protestano e occupano la Statale 106, gli abitanti di Sant’Anna protestano e occupano la 106.

Grottesco: una guerra tra disperati.

Entrambe le parti sono vittime di un sistema che non funziona, di uno Stato che dispone e che dimentica, di interessi in gioco troppo alti per curarsi dei diretti interessati.

Bibi è un ragazzo venuto via dal suo paese a causa della guerra dice “Io capisco che non ci vogliono, capisco che hanno pausa. Loro non ci sonocsono non sanno da dove veniamo e non sanno cosa vogliamo. Non è colpa loro! Io voglio stare in Italia per tornare a scuola, voglio studiare! Morale: spero che  mi diano i documenti perchè voglio rimanere qui e studiare!”.

Bibi non ha avuto i documenti, è andato a Palermo, vive in stazione è stato aggredito e picchiato, è rimastio in coma per 10 giorni.

Molti, come Bibi, non ricevendo asilo diventano automaticamente clandestini, dopo aver passato 6/9 mesi in un limbo senza senso vanno in Sicilia, dove diventano manovalanza della mafia, oppure vanno al nord dove li aspetta un destino simile.

Lavori come quello di Antonio Martino dovrebbero essere supportati da  una produzione e ricevere una diffusione su scala nazioanle.

Bravo Martì

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