Riflessioni scapigliate su verso,metaverso e controverso senso della rete e di come siamo irretiti…in realtà siamo in TV?!!!

IRRETITA DALLA RETE?
E’ da tempo che ho buttato giù questo post,ma è da tempo che non ho tempo di pubblicarlo…vediamo se mi riesce stavolta.
Da tempo ,pure troppo, si parla di  eticità in rete, di infiltration,di aziende e utenti e via dicendo.

Il discorso è ampio e complesso.
Sono d’accordo con Gianluca Gioia rispetto a quello che dicono in queste riflessioni.
C’è da fare una riflessione sul “termine” Infiltration, sull’uso ed abuso che se ne è fatto e si continua a fare.
L’inflitration di per se nasce come osservatorio dei  termini di confronto e di scambio fra user negli UGM.

Usata in questi termini l’infiltration non è nociva sia dell’utente che dell’informazione che circola negli UGM.
L’inflitration ahimè, diventa nociva quando viene intrapresa come rilascio di informazioni volte all’influenza e alla conversione dello user.
Osservare/ascoltare le conversazioni degli utenti può essere un esercizio proficuo per chiunque,soprattuto se considerato uno step propedeutico alla promozione di una azienda nei nuovi canali di comunicazione.
Io dico sempre che le aziende, prima di lanciarsi in pioneristiche e maccheroniche crociate in rete, dovrebbero ascoltarla e farne propri i mezzi e gli strumenti.
Il discorso dell’inquinamento si ricollega poi, alla visione del web e qui si apre un mondo.
Ovvero la visione che abbiamo del web.
Dal punto di vista degli utenti  “datati” (digital Primitives)  che della rete sono stati  più o meno pionieri (chi per dire ci sguazza da almeno 10 anni) il discorso della genuinità dell’informazione in rete e del reale dialogo fra utenti e fra utente-azienda-utenti, regge.
Mi sono,però, fermata a riflettere un attimo e guardare le cose dal punto di vista della next generation,i così detti nativi o digital natives.

Cosa si aspettano i nativi dalla rete?

Davvero i nativi si aspettano di trovare in rete solo conversazioni pulite e ambienti scevri da “Pubblicità Progresso!”?!

E se così non fosse?

Navigando il luogo più inflazionato della rete (Facebook ndr) e altri social per più giovani,leggendo alcune conversazioni fra teans,ho avuto la stessa sensazione di quando da bambina andavo a fare compere a Natale con papà e mamma.
Erano gli anni ‘80 tutto quello che volevi era a portata di mano, tutto quello che vedevi in tv ti si concretizzava magicamente davanti ed era raggiungibile allungando la mano.

Stessa cosa se navigando ci soffermiamo sui principali social network (quelli più in voga) o sui portali per i più giovani o destinata una utenza mediamente skillata, che naviga alla ricerca di “cose su internet”.
Ho riflettuto nel senso che: non so se ci sia tutto questo scarto in queste generazioni/target di persone.

I nativi del web non hanno termine di paragone e accedono al web allo stesso modo in cui noi andiamo a fare la spesa al centro commerciale.
I nativi si aspettano di trovare qualunque cosa cercano sulla rete,compresa la pubblicità ingannevaole, i concorsi,le raccolte punti,i banner invadenti e le suonerie da scaricare,i giochini che ti impediscono di leggere le email…e chi più ne ha più ne metta.
Dico ciò perché navigando mi sono sentita un po’ una “povera filosofa” alla ricerca del nulla,illusa e disarmata facendo queste riflessioni.
Ad esempio prendiamo  il successo di Facebook nel nostro paese.
Facebook è un enorme centro commerciale online.
Tutto e tutti sono alla portata di tutti,per cui un’azienda che investe in facebook si aspetta di usare le stesse metriche e dinamiche che userebbe facendo una campagna di display in qualunque altro canale.
Gli utenti sono disinformati, i direttori marketing tendono a voler riciclare gli investimenti milionari in nuovi canali ,aspettandosi di avere gli stessi ritorni, proposti nelle stesse modalità e con le stesse voci e medesime nomenclatura, che ricevono  da altri strumenti.

E’ da qui che credo nasca la questione.
Se la dimensione digitale è ormai parallela a quella reale,non c’è più differenza fra on e off.
L’anonimato in rete non va più di moda, i  nikname sono sempre più desueti quindi ci si presenta e si vive in rete non una realtà parallela,ma la realtà di tutti i giorni, di sempre…

Allora, posto che si, comunicare e fare informazione in rete è legato a dei codici differenti ,rispetto a quelli dell’offline, ma quanto durerà tutto questo?
E’ molto vicino il credo il tempo in cui non si parlerà più di on e off,ma semplicemente di comunicazione.
Credo che dobbiamo iniziare a realizzare il fatto che il web sta diventando quello che la tv è stata nel passato.
Si è detto che la TV ha causato il disuso della Radio, poi però la radio è tornata in auge e buona pace per tutti. Poi si è detto che a causa della TV si leggevano pochi libri,ma ad un certo punto gli intellettuali hanno smesso di guardare la Tv e non hanno mai smesso di leggere libri,quindi tutti più sereni.
Adesso si dice che nessuno guarda più la TV e che tutti sono online,ma ben presto i canali web saranno talmente saturi di pubblicità,concorsi, advergame e quant’altro che probabilmente ci rifugeremo nella tv per star sicuri o nella radio?!
Si parlava proprio Venerdì di una iniziativa “Internet è il male” che è stata messa su ad Imola da un gruppo di cattolici che divulga la nocività della rete e che vorrebbe filtrare l’accesso alla rete  per i minori,per preservarli dalle insidie della rete.
“Non è colpa della rete-mi ha riposto Simona Caraceni– è colpa di chi non vigila sui minori. Come quando in TV ci sono canali e programmi segnalati solo per adulti e i genitori sono tenuti a sorvegliare sui figli; così deve avvenire anche per la fruizione della rete!”.

Ed in effetti è la stessa cosa su web come sulla TV satellitare (ovvio sul web ce ne sono più numerosi) ci sono milioni di canali cui accedere e il canale può essere cambiato con un click.

Quindi?
Quindi…ho concluso con una gran confusione in testa e la  convinzione che le mie riflessioni sono fondate,ma che comunque sto qui a vedere…che alla fine,magari mi ritrovo a lavorare in televisione senza sapere come!

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