Memorabilia

Mancavo da 17 anni. L’ultima volta era la festa dei 18 anni di Checca, ricordo che ballai tutta la sera a suono di Clash e Cure, mi ubriacai con la sangria.
Fu una bellissima festa,una di quelle memorabili.
Non sentivo Vanessa da circa due anni ma quando mi squilla il cellulare anche se sono in video conferenza su skype ,chiedo scusa ai colleghi e rispondo.

Sono un po’ in ritardo.
Vanessa presa dall’ansia che non riconosca più la strada di casa sua, dove ho passato interminabili pomeriggi ai tempi del liceo, mi squilla sul cell.

“Sono qui scendi”.
Arriva bella e raggiante,donna come sempre. Mi sorride da dietro al finestrino apre la portiera e continua a studiarmi.
“Come stai?”
“Mah,sono un cesso!”
“No, sei bella così sbarazzina!”

Sale in macchina. Dobbiamo passare prima a sbrigare una commissione in centro, poi alla volta di Aprigliano.
Per arrivare compio un po’ di giri a vuoto,ma poi la meta è raggiunta.
Checca ci aspetta nel palazzo tutto rimesso a nuovo,bellissimo.
Il caminetto delle cucine all’ultimo piano è acceso. L’accoglienza è calorosa come sempre.
Francesca ha gli occhi che le ridono ed è emozionata.
Ci sistemiamo davanti all’enorme caminetto.
Noi tre. Forse noi tre tutte insieme non eravamo mai state da sole a parlare ciascuna di noi.
Francesca e Vanessa si raccontano un po’,io faccio da voce fuori campo.
Ascolto e ogni tanto intervengo.
Una si trasferisce in Spagna,l’altra racconta di come avrebbe voluto fare una volta e poi non ha fatto.
Ogni tanto affiorano i ricordi.
Piero non lo nominiamo molto,Francesca ne parla. Parla della sua morte.
Beviamo Champagne e i racconti seguono il ritmo delle bollicine e si perdono nello scoppiettio del fuoco.
Passano le ore e arriva l’ora di atterrare. Dividiamo i ceppi nel camino,spegniamo tutte le candele.
Si va. Scendendo Francesca ci fa fare il giro del palazzo.
Arriviamo in camera di Piero.
E’ come la ricordavo, Ci sono due foto grandi “recenti”.
Vanessa piange e Francesca anche.
Io questa volta faccio quella che non piange.
Abbraccio Vanessa di sfuggita e passandole accanto distolgo Francesca dall’impaccio delle lacrime commentando quanto sia delizioso il salottino restaurato color carta da zucchero che c’è in sala.
Finito il giro del palazzo ci ritroviamo in strada.
“Siamo un bel trio!” Francesca è contenta.
Io anche.
Facciamo le ultime chiacchiere aspettando che il camion dei rifiuti si tolga dalla strada per farci passare.
Montiamo in macchina e scendiamo verso Cosenza.

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