Remembering Dino Risi

Intervista a Dino Risi: Libero Pensatore di Arianna Finos

La Stampa Luglio 2007

La vita spericolata del regista novantenne “Mi piacciono i falliti come me”
GIANCARLO DOTTO

ROMA
E ora vado a farmi due uova al tegamino». Un novantenne in jeans che si congeda così e se ne va in cucina a farsi davvero due uova al tegamino in un afoso mezzodì romano, senza bisogno di un prete o di una badante, è più di una risposta minimalista alla presunta tragedia della decadenza. E’ semplicemente scoraggiante Dino Risi, classe 1916, milanese di nascita e romano di adozione. Non ha ancora l’età delle palpebre pesanti, delle ginocchia tremanti e delle notti insonni, nonostante sincopi e collassi sparsi. E non si annoia nell’appartamento del residence dove vive da più di trent’anni. Riceve gente, belle donne possibilmente, i figli, amici, quei pochi che restano. Il caso vuole che lo troviamo, Dino Risi, assorto sul titolo di un quotidiano «Anche un sorpasso può essere un peccato». Da manuale. Qualche volta il nostro è un mondo perfetto. Lui ci scherza su: «La Chiesa non sa più cosa inventarsi per acchiappare nuovi clienti. Mi sa che mi devo costituire, ho promosso un’azione delittuosa».

«Impresa faticosissima. Era come realizzare un sogno da bambino. Alla Ekberg piaceva molto fare sesso e bere. L’ho risentita un anno e mezzo fa, mi chiese una copia del libro, “I miei mostri”, in cui parlavo anche di lei. Mi spedì un biglietto: “Tu piccolo uomo, grande stronzo”».

(Mondadori, Milano 2004)

“Il 23 dicembre 2003 ho compiuto ottantasette anni. Pensavo che non avrei superato l’anno 2000. Ho dovuto rifare i conti. Tutti i miei amici se ne sono andati. Tutti più giovani di me. L’essere ancora vivo mi chiedo se sia un premio, o un castigo”.

“Ho fatto un esame di cosienza. Non sono orgoglioso di me. Sono stato stupido, infedele, bugiardo, vile, ipocrita, fauto, furbo, vanesio, indecente, annoiato, triste, invidioso, disperato. Ma anche buono, generoso, innamorato, fedele, allegro, sognatore, dubbioso, timido, ingenuo, ignorante, educato, rispettoso, onesto. Ho amato molto la natura, il mare, le donne, il cinema, il teatro, i viaggi, i libri, la musica, il vino, le fragole con la panna, gli spaghetti alla puttanesca, la cioccolata, le paste di mandorla”, proseguiva Risi descrivendosi con la ferocia e l’ironia che contribuivano a formare la sua cifra.

“Ho pianto quando ho visto ‘Piccola città’ di Thornton Wilder all’Odeon di Milano, ho pianto alla morte di Kennedy, ho pianto quando è morto Andrea (‘Guerra e Pace’), ho pianto quando la fioraia che non è più cieca tocca la mano di Charlot e lo riconosce nel film ‘Luci della città”

“Ho odiato Stalin e Mao Tse-tung, ho odiato l”eroe’ che mise la bomba in via Rasella, ho odiato Erika (sedici anni) che uccise a coltellate la mamma e il fratellino. Ho invece amato Milena (avevo sei anni), e poi Valentina, Claudia, Alice, Anita, Leontine. E amo i miei figli Claudio e Marco, anche se potrebbero dirmi che sono stato un papà distratto


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Una risposta a Remembering Dino Risi

  1. Orwelle ha detto:

    J’aimais beaucoup Dino Risi, en particulier son film “La Marche sur Rome”.
    Merci beaucoup pour les photos et l’extrait de film (même si je ne parle pas italien ;-).

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